La Lavagna

Nga: Xhabir Tabaku

 Sabina Darova

Sabina Darova

Përktheu: Sabina Darova

La appenderó sul muro. Nel garage, sulla parete dove l'intonaco cade e il muro sembra una vecchia mappa tirata fuori da un baule, e dove L'umiditá ti uccide e gli spifferi aperti ti ammazzano per il freddo.

La incchioderó con quattro chiodi lunghi e non lasceró che nessuno la tocchi e che nessuno la sposti. Deve stare li, appesa e inchiodata come si deve, con il suo viso nero, palido e tirato. Porteró mille gessi e cancellini per scrivere e cancellare, scrivere e cancellare, scrivere e cancellare fino a svenire. Scriveró tutti i pensieri neri che mi vengono in mente su quella lavagna. Incideró Tutte le cattiverie per scritto e rimarrano scandite in nero. Il gesso che useró sara nero. Nero sul nero sopra la lavagna. Lo capisci adesso quanto sono nero? Scriveró da sinistra a destra e da destra a sinistra. Davanti e indietro. In ebraico o in arabo. Ma tu lo sai che vengo da un altra pianeta? Continueró a scrivere finchè le bracciacadranno a pezzi per terra e a quel punto useró la mente. Dopo mi siederó sul banco della scuola comprato da un antiquario. Lo metteró di fronte alla lavagna. Seduto continueró a scriverti con il pensiero e appena riposato, riprenderó a scriverti senza pensare. E quando il pensiero sará stanco continueró a scrivere senza testa. Scriveró poesie che prima non ho mai saputo scrivere. Le scriveró pur non sapendo scriverle. Per me e per te.

 Sí, sí, anche per te. Anzi, per te scriveró a lungo. Scriveró della tua vita che non conosco. Ti descriveró meglio di quanto te lo aspetti, e ti stupirai di quanta veritá ci sia anche se non so niente di te. Quando l'inconscio sarà stanco mi siederó davanti alla porta. Ti aspetteró, aspetteró, aspetteró...e quando arriverai, passando la soglia della porta ti diró che ti odio, ti odio, ti odio! Con tutta la mia anima ti odierò!

E tu riderai come una pazza, riderai piena di lacrime e riprenderai a saltellare come una ragazzina

Stupito penserò che sei pazza…

Ma tu, mentre mi appoggerai le dolci braccia intorno al collo, inizierai adaccarezzarmi con le dita tra i capelli e sussurrerai con la tua dolcissima voce: -Stupidotto! Quando hai iniziato a dirmi che mi odi con tutta l'anima sai… non sei stato tu a parlare, ma è stato il tuo inconscio.

E poi, insieme, saggi o stupidi, toglieremo i chiodi dalla lavagna, la butteremo giù e insieme con i nostri corpi lo graffieremo da cima a fondo e senza criterio.