La scrittura come un passaporto. Visar Zhiti,Carmene Abate e Arben Dedja si raccontano...

Da Sabina Darova. Torino/Italia

Questa domenica al Salone Internazinale del Libro 2016, spazio Babel, si é svolto l'incontro " Da un paese all'altro, da una lingua all'altra : La scrittura come passaporto , con gli scrittoriCarmene Abate, Arben Dedja e Visar Zhiti, da poco nominato rappresentante dell'Albania presso la Santa Sede,e coordinato brillantemente da Mimoza Hysa, traduttrice e Direttore del Libro al Ministero della Cultura dell'Albania, e con la presenza di Benko Gjata.
Si è partito dal viaggio, parola chiavedegli interventi dove ci si incontra con l'altra cultura, dove si perde qualcosa del proprio e dove si acquista un altra. Questa volta non come Ulisse alla scoperta delle nuove terre, ma come Enea, figlio della Dea Venere, che permette di affondare le radici in una civiltá dal passato fulgido a in quello presente, fondando la città di Lavigno.
 

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Carmine Abate lo paragonail viaggio metaforicamente con la tazza del caffé che sua madre porta con sé , mentre partono per andare in Germania,  e appena arrivano, quella si rompe. Quindi succedde la rottura con il suo paese. Una rottura cheandando avanti nel tempo cerca di ricomporrore con i pezzi rotti e sparsi un altra tazza, quella del passato e del presente. SI riscostruisce pezzo per volta.La storia dell'immigrato che costruisce una storia di nuovo.
Per Visar Zhiti, neinsuoinracconti, paragonato come Dante che viene espulso dalla sua terra, si prende come condana il spostamento dal suo paese, perché non è come un viaggio , come simbologia, come un arricchimento. il viaggio per lui é senza la valigia, dove non trovi spazio e tempo, si va in un posto di nessuno, si viaggia dove arrivi dentro a se stesso, nella profondità , dove capisci com'é fatta il mondo. Quindi é un viaggio tragico dentro nell'anima.
Per Dedaj, il viaggio é idilico, dipinto di vari colori, con nostalgia, con il cambiamento delle prospettive. Il viaggio per lui é come se fosse un salto mortale e dove ci si cade in piedi.
Nel viaggio la lingua assume un ruolo importantissimo. Per i nostri scrittori, la lingua é
cocciuta, non viene plasmata, non viene vista come strumento di comunicazione, ma come una organizzatrice della vita,  Esprime valori. La linguaporta dentro il sangue. Per uno scrittore, dice Zhiti, la linguaé  sua patria. Lui scrive in albanese e poi viene tradotto. il traduttoredice, non é statico, deve giocare con la lingua, deve manovrarla come fà lo scultore con l'argila. Lui crea etraduce il pensiero.
Per Abate la lingua madreè la lingua del cuore, é la lingua del pane.
Per Arben che é bilungue é una facilitatrice che gli permette di esprimersi facilmente in italiano mentre scrive poesie e in albanese quando prova la prosa.
Altro concetto del viaggionominato durantenl'incontro é stato il tempo. Il tempo in tutto la sua grandezza, nel passato, nel presente e nel futuro.
Esiste il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro... Che è l'attesa eterna delpresente che mangia. Si recupera la memoria come luce che illumina ilpresente. Le memorie provano di riportare la memoria di un tempo sofferto verso un viaggio, in cui ci si scopre se stessi e dopo ci si scopre l'altro.
Questo è il viaaggio, dove si viaggia per addizione e non sottrazione.